27 marzo 2013

Università a Rimini: una storia di successo. Intervista ad Antonello E. Scorcu, Coordinatore del Campus di Rimini

Il Professor Antonello Eugenio Scorcu dallo scorso gennaio 2013 è il primo Coordinatore del Campus di Rimini, una figura nuova che emerge in questo momento storico post Riforma Gelmini e post Riforma dello Statuto di Ateneo dell’Alma Mater. Intervistato in occasione della pubblicazione di questa Newsletter da Uni.Rimini S.p.A., il Prof. Scorcu traccia il quadro della situazione attuale, individua alcune linee di sviluppo e mette in evidenza il ruolo chiave, per il futuro, che avrà la collaborazione fra Campus, Istituzioni e mondo delle imprese.

Prof. Scorcu, con la Riforma Gelmini e il nuovo Statuto di Ateneo, cosa è cambiato nell’Università e in particolare nel nostro Campus?
La Riforma Gelmini ha proposto un diverso modello universitario. Uno dei punti cruciali nell’elaborazione del nuovo Statuto a Bologna è stato appunto quello di cercare di valorizzare le sedi decentrate. Il nuovo assetto riflette questa esigenza.

Antonello E. Scorcu, Coordinatore del Campus di Rimini
In quale modo?
Riconoscendo in primo luogo le peculiarità e il buon lavoro che è stato fatto nelle sede decentrate, dove si è lavorato tanto e bene. L’insediamento universitario di Rimini è una storia di successo, come anche quelle di Forlì, Cesena e Ravenna. Il processo connesso alla riforma dello Statuto di Ateneo è avviato, e ora stiamo riorganizzando in profondità l’assetto dell’Università. Si passa da un modello orizzontale a un modello verticale di strutturazione delle competenze e il ruolo del Campus è quello di coordinare le varie strutture che operano a livello territoriale. Proprio perché si tratta di coordinamento sarà assolutamente cruciale la condivisione degli obiettivi tra i vari dipartimenti e le varie strutture didattiche che operano a Rimini. Il Campus sarà il luogo di coordinamento e di elaborazione di strategie nuove, trasversali e sinergiche tra le varie componenti.

Un equilibrio difficile fra localismo e centralismo bolognese?
In passato a Bologna, come nel resto d’Italia, c’è stata una crescita sia qualitativa sia, ancor più spesso, quantitativa dell’offerta universitaria. Non bisogna dare a ciò un connotato negativo: è infatti importante cercate di soddisfare prontamente le esigenze di crescita culturale e professionale della nazione. Peraltro, avendo strutture orizzontali, talvolta l’offerta didattica di una Facoltà o di un Campus, non era completamente coordinata con quelle di altre Facoltà o Campus. Questo è un periodo di ristrettezze economiche e nessuno può permettersi inefficienze. Ma non per questo dobbiamo pensare che a Rimini si farà di meno. Semplicemente, utilizziamo al meglio le risorse disponibili. Anzi, sarà nostro compito fare di più a risorse date, sviluppando le eccellenze che certo non mancano. L’idea è razionalizzare alcuni processi. Posso dire che avverto una buona disposizione tra i miei colleghi. Stiamo dialogando con i Dipartimenti e con le Scuole che lavorano nel Campus e vedo una grande voglia di fare. La mia prospettiva è quella di coordinare e rendere evidenti le potenzialità presenti e potenziali del Campus, e sono particolarmente ottimista riguardo ai risultati che si potranno ottenere. 

A livello regionale e sovra regionale il Campus si misura con altre realtà, con le quali si può virtuosamente integrare.
I Tecnopoli in primo luogo. A Rimini il Tecnopolo è decollato in modo assolutamente virtuoso. Andando oltre, in una prospettiva di più ampio respiro e di lungo andare, l’Ateneo si raccorda, evidentemente, con le altre università della Regione. Anche il Campus entra in questo processo. Inoltre, già ora ci stiamo confrontando con alcune università italiane anche molto lontane geograficamente, con accordi didattici e di ricerca. Inoltre una quota significativa dei nostri studenti arriva in treno lungo la linea adriatica e quello che noi facciamo ha riflessi, per esempio, sull’Università del Salento o l’Università Politecnica delle Marche. Su alcune nostre lauree magistrali già adesso l’ambito di riferimento è internazionale. Offriamo infatti corsi in lingua inglese, che attraggono studenti dal resto dell’Italia e dall’estero. L’Università di Bologna è uno dei pochissimi atenei italiani con una posizione di assoluto rispetto nei ranking internazionali. A un altro livello, all’interno dell’Ateneo valutiamo la produttività scientifica e le capacità di attrazione e di soddisfazione degli studenti. Rimini sotto questi aspetti ha una posizione forte, talvolta sorprendentemente forte. Il nostro compito si può quindi riassumere così: coordinamento avendo piena comprensione delle nostre capacità, che non consideriamo secondarie.

Rimini vanta oggi il Dipartimento in Scienze per la Qualità della Vita (QuVi), una realtà nuova e unica a livello nazionale. Come valuta questa iniziativa?
Una bellissima idea, quella di un dipartimento che mette assieme conoscenze trasversali su un tema così cruciale. Lavorare sulla qualità della vita, sul ben essere, significa pensare a come migliorare la vita delle persone. E ciò si può declinare sotto l’aspetto medico, culturale, socio-economico. Non a caso sono numerose le varie anime che costituiscono il QuVi. Storicamente la maggior parte dei Dipartimenti si riconosce in uno specifico campo di ricerca; il QuVi ha un approccio trasversale, non monotematica. La grande sfida, ma credo che le premesse per vincerla ci siano, è quella del fondere le ricerche dei vari componenti che arrivano da ambiti di ricerca differenti. Qualità della Vita riceverà tutto l’appoggio e troverà importanti sinergie con l’altra grande componente del Campus di Rimini, la ricerca e la didattica in campo economico, aziendale e statistico. Questa componente ha poi una posizione particolarmente rilevante per quanto riguarda lo studio del turismo, e la presenza della Scuola Superiore di Scienze Turistiche ne è la prova. Le due grandi aree su cui si è sviluppato il Campus di Rimini non solo manterranno le loro eccellenze ma ne svilupperanno di ulteriori.

Rimini si attendeva anche un altro Dipartimento, quello di Economia: cosa è cambiato con la Riforma e con questa che da molti è stata considerata una ‘mancata’ assegnazione?
Quello che c’era, rimane, non solo la Facoltà di Economia, ma anche i Corsi di Laurea di Scienze Statistiche. Chi faceva ricerca e didattica prima, continua a fare ricerca e didattica con le stesse forti motivazioni. Sotto l’aspetto sostanziale non è cambiato nulla, poiché si mantengono i corsi di laurea ed i docenti. Andando oltre gli aspetti formali e nominalistici, le persone ci sono, e si ritrovano nelle Unità Operative dei vari Dipartimenti, nella Scuola Superiore di Scienze Turistiche, nel Campus, continuano le ricerche già avviate e sviluppano nuove attività con i colleghi di Qualità della Vita. Si è sbagliato chi ha inteso la Riforma e il passaggio al nuovo assetto istituzionale come una diminuzione della presenza universitaria. 

Gli esiti occupazionali sono sempre molto positivi, per i laureati del Campus di Rimini. Qual è la forza di Rimini in questo ambito?
Alla base c’è un rapporto molto forte fra Università e Territorio. Il rapporto è molto forte perché proviamo a soddisfare al meglio le esigenze di cambiamento e crescita le esigenze del territorio. Questo risultato, quindi, ci fa piacere, ma non ci sorprende, perché è nei nostri obiettivi. Già nei primi anni ‘90 avevamo introdotto i tirocini formativi obbligatori, tra i primi in Italia, per il corso di Economia del turismo. Avevamo seicento, settecento immatricolati all’anno e all’inizio è stata una grande fatica. Ma, come per molte questioni relative all’Università, i risultati si vedono a distanza di anni. Era nostra convinzione che il gap fra impresa e università dovesse essere colmato e la cosa più ovvia era introdurre i tirocini. Anche adesso, alla base di questi risultati lusinghieri c’è l’apertura alle esigenze delle imprese, degli enti locali, con i quali il Campus intende approfondire il dialogo. Ora più che mai la competitività e la prosperità di un Paese, di una provincia, di una città si basa sulla conoscenza. Noi offriamo conoscenza, competenze; fare bene il nostro lavoro significa anche fare il bene dello studente e, in conclusione, della collettività. Certo ci vogliono anni affinché un laureato incida sui processi e lo sviluppo di un’impresa. È un cambiamento lento e profondo, che spesso non viene percepito. Mi viene però da pensare cosa sarebbe stato di certe imprese se non fossero state trasformate dall’interno dai nostri laureati. 

Alla luce di questi esiti, come si dovrebbe approcciare una futura matricola all’università?
Le regole del gioco impongono il confronto fra un laureato dell’Università di Bologna e un tedesco, un coreano, per esempio. Per un giovane di 18 o 19 anni può essere difficile proiettarsi tre-cinque anni in avanti, su un mercato del lavoro che è competitivo a livello globale. Chi si scoraggia di fronte ad una prova di ammissione che è molto semplice, forse deve riflettere sulle proprie motivazioni. Però un primo segnale può essere dato, sia, appunto, con la prova di ammissione, sia con l’offrire specifici insegnamenti inglese o interi corsi di laurea in lingua inglese. Le lauree magistrali, i cosiddetti “+2” sono spesso in inglese. La nostra ambizione, e confido che ci si possa arrivare presto, è avere anche dei corsi triennali, i cosiddetti “3”, in inglese. Rimini ha saputo comunque mantenere una forte attrattività: gli studenti continuano ad iscriversi ai corsi di laurea presenti nel Campus perché questi offrono validi percorsi formativi e culturali.

Guardando in avanti, cosa vede?
Oggi più che mai il Campus ha bisogno del confronto e del supporto del sistema delle imprese, degli enti pubblici territoriali, Ma è anche vero il contrario: il territorio ha bisogno di noi. È una scommessa virtuosa che possiamo vincere solo assieme. Il grande obiettivo per i prossimi anni è quello di avere un legame forte e fruttuoso con il territorio. Certe cose si fanno meglio qui a Rimini che non altrove e questo è il nostro punto di forza e ciò giustifica l’esistenza di un Campus con competenze specifiche. Vorremmo renderlo evidente a tutto il territorio.

Qual è stato il ruolo di Uni.Rimini in questo processo di crescita e di sviluppo del Polo prima e del Campus oggi?
Mi lasci per prima cosa ricordare la figura e l’operato del dott. Luciano Chicchi, già Presidente di Uni.Rimini. Proprio in questi frangenti si capisce quanto sia stato importante e profondo l’impulso che egli ha dato alla realizzazione, tramite Uni.Rimini, dei legami fra Territorio e Università. In Uni.Rimini ho sempre trovato collaborazione e disponibilità, sia come semplice docente che nei vari ruoli che ho ricoperto. Questo non è solo il mio sentire; è quello che è avvenuto per tutti i miei colleghi. Siamo tutti ben consci dell’importanza di Uni.Rimini e sarebbe molto difficile vincere la scommessa di cui si diceva prima senza tale contributo. In questo momento di cambiamento sono certo che il rapporto Campus-Società Consortile diventerà ancor più stretto, ancor più importante. Ci contiamo tutti.

Chi è Antonello Eugenio Scorcu
Antonello Eugenio Scorcu nasce a Nuoro nel 1960. Nel 1979 si laurea in Scienze Statistiche ed Economiche presso l’Università di Bologna, l’anno seguente frequenta il Master in Economia della London School of Economics. Tornato in Italia, consegue il dottorato in Economia Politica all’Università di Bologna e vince un posto da ricercatore. Arriva a Rimini per la prima volta nel 1993. Prosegue la carriera accademica come Professore Associato in Politica Economica nel 1999 e diventa Professore Ordinario nel 2001. Il suo percorso professionale e di ricerca è indissolubilmente legato al Campus di Rimini, dove, afferma, si è sempre trovato molto bene: “Il corpo docente è giovane, proattivo e attento alle esigenze di didattica e ricerca. A Rimini si lavora bene e mi fa piacere esserci”. Nel gennaio 2013 il Consiglio di Campus lo nomina Coordinatore del Campus di Rimini, il primo nella stagione post Riforma Gelmini e Riforma dello Statuto di Ateneo, succedendo a Giorgio Cantelli Forti.

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