05 ottobre 2012

Scienze per la qualità della vita: il nuovo dipartimento destinato a cambiare il volto del Polo di Rimini

Intervista a Giovanni Matteucci, docente universitario e direttore del nuovo dipartimento riminese

Scienze per la qualità della vita è il nuovo Dipartimento che si presenta agli studenti del Polo Scientifico didattico di Rimini dell’Università di Bologna in questo anno accademico 2012-2013. Una realtà unica nel suo genere in Italia, la vera novità, anche secondo il Magnifico Rettore dell’Alma Mater Prof. Ivano Dionigi, del Multicampus. Ne parliamo con il direttore del Dipartimento, l’ex Presidente del Corso di Laurea in Cultura e Tecniche della Moda, prof. Giovanni Matteucci. 

Prof. Matteucci, sarà Lei a dirigere il Dipartimento di Scienze per la qualità della vita: che cos’è un dipartimento e quali funzioni svolge?
La riforma che stiamo applicando, assieme al nuovo statuto dell’Alma Mater, prevede che scompaiano le ‘vecchie’ facoltà e che subentrino i dipartimenti. Il dipartimento, nel vecchio ordinamento, si occupava solo di ricerca, mentre la didattica era affidata alle facoltà. Ora invece i dipartimenti saranno le strutture operative dell’università che controlleranno sia i processi di ricerca che di didattica.

Come si è arrivati a individuare questo dipartimento per Rimini?
L’università di Bologna, come struttura multicampus, ha deciso che ci doveva essere almeno un dipartimento in ogni campus romagnolo. Per quello che riguarda Rimini, visto che questi dipartimenti devono corrispondere nel loro profilo alle vocazioni specifiche del territorio, evitando profili generici o di vecchio stampo, siamo stati sollecitati da Bologna e anche dal nostro interno a fare una proposta innovativa nella direzione che si è intrapresa.

Qual è la peculiarità di Scienze per la qualità della vita?
Il nostro Dipartimento mette assieme, fondendole in un corpus unitario, materie che fino ad oggi sono state considerate lontane ed eterogenee – l’ambito farmacologico, sanitario, medico, umanistico, della moda – facendole convergere sull’ambito tematico della qualità della vita, che esige senz’altro multidisciplinarietà. La qualità della vita investe, infatti, l’organismo e il corpo, ma anche la sfera simbolico comunicativa. Tutto questo era presente a Rimini nelle vecchie strutture didattiche: noi siamo partiti conferendo una cornice chiara ad una realtà che era già presente. 

Mettere insomma insieme dei saperi…
Il sapere deve sapersi integrare e ibridare: oggi esige varie componenti della cultura, non sono soltanto umanistiche, ma anche scientifiche. Promuovere il “ben-essere” (well-being) dell’uomo significa vedere l’uomo nella sua interezza. Ecco perché è nato questo dipartimento.

Ci dia qualche numero della nuova struttura.
Il dipartimento nasce con un progetto sottoscritto da 42 docenti che arriveranno entro fine anno a 50. Nasciamo piccoli rispetto a certi numeri che circolano a Bologna, ma abbiamo una nostra consistenza. Lavoriamo, infatti, in corsi di laurea che, complessivamente, assommano oltre 2mila studenti: i numeri, insomma, ci danno la giusta massa critica. Al momento stiamo attrezzando laboratori di ricerca nel campo della chimica e della biologia, settori strategici per il nostro Dipartimento, a Palazzo Ruffi Briolini: questo vorrà dire fare Ricerca di base, e portare a Rimini assegnisti e dottorandi, favorendo crescita dal basso delle competenze che noi vorremo favorire. Si sta inoltre definendo il progetto per un campus di ricerca per le scienze motorie e lo sport.

Come ha reagito l’Università di Bologna alla vostra proposta?
Molto bene, per loro stessi si tratta di un investimento significativo: il Rettore prof. Ivano Dionigi ha pubblicamente sostenuto che il nostro è il dipartimento innovativo che nasce da questa riforma che, per inciso, ha invece spinto in molti casi verso un ritorno alle radici delle singole discipline.

Cosa significa per Lei dirigere questa nuova struttura?
Sono stato eletto come direttore di questo Dipartimento e ho il compito di coordinare le attività per farlo nascere e crescere, sfruttando le importanti risorse che ci hanno destinato l’Ateneo e Uni.Rimini, un ente di sostengo che svolge una funzione a dir poco strategica. 

Lei proviene dal Corso di laurea in Cultura e tecniche della moda. Che senso ha per Lei la Sua nomina?
È una bella sfida. Ritengo sia significativo che, nella prima gestione di questo Dipartimento, sia stato chiamato un umanista. Formalmente la componente scientifica era maggioritaria, ma secondo me la mia nomina è stato un segnale forte per impostare l’integrazione fra saperi cui accennavo prima. 

Come funzionerà questa struttura?
Il criterio sarà unicamente quello del merito: non ci sono logiche di potere accademico. L’obiettivo è quello di definire un orizzonte comune dove tutti possano dare il loro contributo, ciascuno secondo la propria peculiarità.

Cosa significa questa Riforma per Rimini?
La scommessa è molto interessante: fino ad oggi il Polo di Rimini aveva come struttura forte una Facoltà (quella di Economia), che aveva al suo interno tutto il potenziale di gestione della didattica dell’area economica. Questa realtà cambia pelle ma si mantiene in tutto e per tutto: i corsi di laurea in economia e in statistica infatti sono stati conservati e, dal punto di vista dell’autonomia, Rimini ha ottenuto una vicepresidenza della Scuola di Economia, unitaria per tutto l’Ateneo (comprende quindi anche la stessa Bologna e Forlì, ndr.), e quindi potrà offrire novità anche dal punto di vista della Ricerca. A ciò si aggiunge il nostro Dipartimento, e una Vicepresidenza della Scuola di Farmacia e Scienze motorie, oltre ovviamente ai singoli Corsi di altre Scuole. Una realtà molto più articolata e molto più organica, dunque, in cui opera anche il Tecnopolo sorto un paio di anni fa sulle tecnologie innovative per la moda.

Come impatterà invece il nuovo dipartimento sul nostro territorio?
Al netto della conservazione dell’attività didattica precedente, Rimini godrà di un perentorio investimento nell’ambito delle ricerca. Prima in Romagna si decentrava prevalentemente la didattica, aprendo solo corsi di laurea e facoltà. Oggi grazie al dipartimento, a Rimini nasce invece un ‘pensatoio’ sui temi legati alla qualità della vita, che si attiverà proprio e specificatamente sulla base di quella che è la realtà economica e sociale del territorio.  

Quale sarà il modello di interazione con la città?
Il dipartimento e la città saranno in dialogo l’uno con l’altra. La nostra intenzione è quella di proporre idee e progetti che siano legati alla crescita della città in base alle sue vocazioni. Penso per esempio al turismo, che ha bisogno, almeno in parte, di essere arricchito. È un’industria fiorente, ma che potrebbe aggiornarsi su alcuni contenuti. Per ora ha avuto una vocazione al turismo di massa, ed è stata bravissima. Ma crediamo che ci sia una zona di clienti potenziali estremamente vasta, dai 30 ai 60 anni, il cosiddetto consumatore riflessivo, che chiede al turismo non solo dei divertimenti, ma di sperimentare pratiche di “buon vivere”. 

Cosa potete fare, per Rimini, per il turismo?
Vorremmo quindi contribuire con le nostre idee, con le nostre capacità progettuali, ad avviare un percorso di riqualificazione dell’attività turistica, ed è bello che sia fatto dall’università. Saremo così in grado di portare idee all’avanguardia che saranno da elaborare, sviluppare e tradurre in pratica. 

Quando muoverete i primi passi?
Stiamo già lavorando, ovviamente: il momento di inaugurazione ufficiale del dipartimento è prevista per fine ottobre o i primi di novembre, presto ne daremo comunicazione. Senz’altro ci proporremo con alcuni progetti pilota che sapranno illustrare in che modo il concetto di qualità della vita può contribuire allo sviluppo di una nuova città. 

Pensate di riuscire a cambiare Rimini?
Credo che Rimini abbia molto da guadagnare dal dipartimento e, per esteso, dalla presenza del Campus. Questo può accadere naturalmente solo attraverso un dialogo costante e convinto tra Università e città, traducendo concretamente le idee in opere. Come Dipartimento non ci consideriamo chiusi nel nostro laboratorio: il nostro laboratorio è la città di Rimini, per cui ci saranno subito ricadute positive su di esso.

La città come laboratorio: un concetto nuovo e positivo...
L’aver scelto il tema caratterizzante di Scienze per la qualità della vita significa fare di Rimini un laboratorio a cielo aperto. Vorremmo dare soluzioni, individuare necessità, o aiutare chi di dovere a dare indicazioni per risolvere i problemi. Questa è la novità. Rimini deve rendersi conto che questo dipartimento è una conquista importante, perché sta cambiando l’idea stessa di università: non più discipline contrapposte e magari in competizione fra di loro, ma interazione di saperi che abbattono logiche vetero accademiche e si aprono alla realtà della contemporaneità.

Dovrete pertanto entrare in simbiosi con la città…
Fino ad adesso in Romagna la simbiosi fra città e Multicampus è riuscita poco. L’Università, in un certo senso, è stata sempre “ospitata”, non è stata considerata “parte integrante”, o almeno non quanto potrebbe e dovrebbe esserlo. Ora invece devono costituire un corpo unico. La ricerca universitaria, questo connubio, lo può realizzare, perché essa sperimenta con la realtà su cui insiste: con la città, le strutture economiche, le imprese, le persone.

Che invito vuole rivolgere, in conclusione, alla città di cui siete volete essere parte integrante?
Invito tutti i riminesi a venire a bussare alla nostra porta se saremo troppo inerti. Il rapporto deve esser impostato sulla base di una reciprocità attiva. Quanto più siamo sollecitati al dialogo, tanto più ce la faremo. Speriamo che si crei un circolo virtuoso che faccia crescere noi e la città assieme. Siamo una creatura neonata, abbiamo bisogno di risorse per crescere, ma anche di imparare tanto. Noi faremo la nostra parte e onoreremo nel migliore dei modi il generosissimo investimento fatto dall’Ateneo e dalla città stessa attraverso Uni.Rimini S.p.A.

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